Inchiesta Operaia
 
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LA LOTTA DELL'EX EUTELIA

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INDICE

INTRODUZIONE 1
BREVI CONSIDERAZIONI SULLA CRISI ED EFFETTI SUL SETTORE ICT
6
CONDIZIONE DI RIPRODUZIONE DELLA CLASSE 20
MOTIVAZIONI ALLA PROTESTA 26
PERCEZIONE DEL SINDACATO 30
PERCEZIONE DELLA POLITICA 37
PERCEZIONE DEL LAVORO 41
AUTOCOLLOCAZIONE E PERCEZIONE DI CLASSE 43
MOBILITÀ SOCIALE 48
PROPOSTE DEI LAVORATORI 59
CONSIDERAZIONI CONCLUSIVE 62
APPENDICE 1: QUESTIONARIO 71
APPENDICE 2: GRAFICI RISULTATI DOMANDE 77

 

INTRODUZIONE

La storia di questa inchiesta nasce dalla necessità di un gruppo di giovani sociologi e precari della ricerca di approfondire le tematiche di una vertenza diventata centrale nel panorama sindacale della crisi in tutta Italia, e particolarmente a Roma dove l'inedita occupazione della sede da parte dei lavoratori Eutelia, che non provengono neanche da una tradizione operaia (pochi sono i lavoratori con la qualifica di tecnico, molti si avvicinano alla posizione di quadro), ha rappresentato per mesi la punta più avanzata del movimento dei lavoratori.
Non approfondiamo qui la storia della vertenza ex-Eutelia che, oltre ad essere stata il centro degli approfondimenti televisivi che sono stati dedicati alla vicenda, si può trovare sia sul blog aperto dagli stessi lavoratori (www.eulav.net) sia sul sito di un gruppo d'inchiesta napoletano (www.clashcityworkers.org). Ricordiamo solo che sommariamente l'intera storia si può suddividere in quattro parti. Una prima fase di latenza dove i riflettori della ribalta mediatica non si erano ancora accesi, ma l'azienda iniziava a destare segnali sospetti (contratti di solidrietà etc.) fino alla sospensione dei pagamenti, in questa fase i lavoratori dopo aver saputo degli ennesimi passaggi di ramo d'azienda hanno intrapreso una serie di iniziative di mobilitazione fallimentari nella disattenzione generale che copre anche le altre vertenze. Una seconda fase dove la lotta si radicalizza anche grazie all'iniziativa di un gruppo di delegati sindacali e lavoratori particolarmente avanzati che forza la situazione e occupa le sedi. In questa fase le sedi divengono centro di attenzione sulla vertenza, grazie anche alla bella pensata di patron Landi che tenta di sgomberare manu militari la sede di Via Bona per recuperare qualche documento scomodo. E' in questa fase di più piena e ampia partecipazione ma anche di elaborazione che l'inchiesta viene avviata. Nella terza fase inizia una logorante battaglia legale che vede un susseguirsi di sentenze (Dicembre, Febbraio, Aprile e da ultima Giugno) che mettono sotto amministrazione controllata l'azienda e condannano i Landi e i loro amministratori per bancarotta facendo scattare anche il diritto alla cassa integrazione straordinaria per i lavoratori sospesi. Questa fase di successi giudiziari corrisponde ad una specie di naturale isterilimento politico perchè la partecipazione viene meno, una parte dei lavoratori inizia a cercare altre collocazioni e sopratutto una serie di commesse importanti vengono interrotte aprendo seri dubbi sulla possibilità di ricollocare la forza lavoro. La lotta per la riconquista delle commesse caratterizza l'attuale fase della vertenza, che vede contrapposti i lavoratori rimasti in mobilitazione al governo.
Perchè fare un'inchiesta, perchè proprio all'Eutelia, e come è stata svolta?
La prima risposta sta nel deficit conoscitivo che siamo convinti esserci sul mondo del lavoro. Ad una sovrattenzione mediatica che diventa retorica di cui è facile impossessarsi prima di tutto per la classe politica (vedi il tema della precarietà), si contrappone spesso un'illusoria immagine del punto di vista dei lavoratori. Siamo voluti andare oltre gli stereotipi e recuperare un metodo d'indagine per capire come e perchè si era arrivati a quel punto della vertenza.
Il perchè questo avvenisse all'Eutelia era centrale per due motivi. Uno oggettivo: la configurazione del lavoro dipendente e quindi della classe si è rinnovata con il cambiamento di composizione della produzione generale e continuare a identificare la classe con una mansione o ignorare le dinamiche produttive di nuovi settori che sono destinati a raccogliere una parte sempre maggiore degli investimenti e della forza lavoro è superficiale.
L'altro motivo di scelta della situazione Eutelia è soggettivo ed ha a che fare con l'essenza politica del metodo dell'inchiesta. Lì si è innescata una dinamica di conflitto forte ad opera di alcune avanguardie sindacali e di lavoratori con cui è stato molto facile instaurare un rapporto di collaborazione. La compartecipazione agli obiettivi della lotta si è fatta pratica nella scrittura comune di una traccia di questionario e nella possibilità di accedere alla sede occupata per distribuirlo personalmente ai presidianti con cui si è instaurato, intervista per intervista, un rapporto singolo in cui era possibile arricchire i limiti delle risposte predefinite del questionario con le osservazioni, le esperienze e il modo stesso di sentire la vita lavorativa e la lotta per il posto, da parte di ogni singolo lavoratore. Questo ci ha consentito di accumulare un patrimonio di conoscenza e confronto con chi partecipava, ma anche di vedere alcune prospettive divergenti che potevano esserci fra il mostro punto di vista e quello diffuso tra i lavoratori. Il medesimo questionario è stato poi diffuso on line in modo da poter comparare le risposte che le medesime sedi davano alle stesse domande per poter mettere in risalto il peso dei fattori socioterritoriali e di diversa composizione della forza lavoro. La mancanza di una rappresentatività statistica del campione di intervistati, non è dentro questo quadro un problema vero e proprio , perchè il nostro punto non era di rivendicare una generalizzabilità delle risposte all'intero corpo di lavoratori Eutelia, ma di capire quale fosse il punto di vista di chi lotta. E' chiaro dagli orientamenti politici espressi che solo un certo tipo di lavoratore ha partecipato alle iniziative, ma è su quel tipo di lavoratore che ha contato il destino della vertenza.
Rispetto al metodo classico d'inchiesta, che indaga esclusivamente l'opinione del lavoratore sulla lotta, abbiamo voluto inserire alcune domande nell' indagine per ricollocare quell'opinione sul versante della riproduzione materiale dei lavoratori. In questo primo lavoro iniziamo infatti una serie d'inchieste che vorrebbero dimostrare quanto si sono allargate le faglie tra i vari pezzi della classe. Questo non è un obiettivo scientifico (che sarebbe in sè pure legittimo), ma la spiegazione del motivo per cui riteniamo insufficiente una linea sindacale meramente difensiva che non punti alla ricomposizione delle differenze che già esistono tra i lavoratori. Abbiamo inoltre tentato di riflettere tramite la presentazione dei risultati per sede di appartenenza del rispondente sui fattori di separazione orizzontale che non solo permangono, ma -come dimostra la vicenda del federalismo e la stessa distribuzione dei tagli in finanziaria- si approfondiscono e diventeranno un terreno di confronto strategico che porterà molto probabilmente ad uno scontro finale sulla persistenza di uno straccio formale di contratto nazionale unico, già seriamente messo in discussione dall'ultimo patto per il lavoro firmato dalla triade Cisl-Uil-Sacconi (Gennaio 2009).
I risultati dell'inchiesta sono stati poi presentati e commentati in un incontro a cui erano presenti le fasce più attive di lavoratori per poter scambiare le opinioni sui primi risultati. La ricaduta pratica dell'inchiesta ovviamente non sta solo nel reciproco riconoscimento tra soggettività diverse (intellettuali precari e lavoratori licenziati), quanto nel contributo che la costruzione di un'inchiesta del genere può offrire all'indirizzo e alla prosecuzione della lotta. Su questo il recupero del metodo dell'inchiesta e il nostro stesso collettivo manifesta dei limiti oggettivi che tenteremo di superare, ma che sono evidenti. La capacità di intervenire da parte delle strutture fuori dal sindacato nel contribuire organizzativamente e politicamente alla direzione che prendono le lotte, è molto bassa. In parte questo deriva anche dalla fase storica in cui viviamo, con una scarsa disponibilità dei lavoratori a fidarsi di prospettive che possono apparire immediatamente politiche e disconnesse dall'obbietivo della difesa del diritto sul posto di lavoro. Dall'altra in realtà ci si trova di fronte ad una situazione rovesciata ma potenzialmente anche più favorevole di alcuni decenni fa, quando le proposte d'inchiesta venivano da intelletuali più inseriti nelle strutture sindacali (oltre che decisamente più preparati di noi) e quindi politicamente più vicini ai lavoratori, ma socialmente distantissimi da loro visto che il loro destino sarebbe stato dentro l'università, o come classe dirigente politica e sindacale.
La nostra inchiesta vuole quindi tentare di dare almeno un contributo alla comprensione del significato generale sindacale e politico per la vertenza ex-Eutelia. Per questo il punto di partenza della nostra riflessione sarà la crisi e le sue conseguenze oggettive sull'economia. Uno dei punti rilevanti non attesi è che i lavoratori non solo affermavano (il che visto come si è configurato il caso eutelia è in parte condivisibile) l'estraneità del loro caso alla crisi, ma quasi lo rivendicavano a segnare un punto di differenza tra loro e gli altri casi scoppiati nel mezzo della crisi. E' per questo che il resoconto della nostra inchiesta parte da una breve interpretazione della fase di crisi che affrontiamo, quanto pesa e peserà sul mondo del lavoro e delle connessioni che è possibile istituire con il caso Eutelia e il mondo dell'ICT.
In appendice seguiranno poi i grafici e le tabelle che indicano i risultati della nostra inchiesta domanda per domanda in maniera che ciascuno possa approfondire le risposte uscite dai questionari al di là delle interpretazioni che ne abbiamo dato.
Precede l'intera descrizione dei risultati uno schizzo delle condizioni materiali di riproduzioni della classe, che rappresentano il perimetro delle condizioni oggettive che indirizzano la costruzione del punto di vista soggettive. In altre parole questo livello che nella letteratura classica dell'inchiesta era parzialmente trascurata, perchè la condizioni operaia corrispondeva più spesso che oggi a condizioni biografiche, abitative e di consumo date. Riteniamo invece che oggi -particolarmente in una formazione sociale come quella italiana- la posizione di classe non basti a determinare materialisticamente tutti i piani soggettivi che andremo ad indagare successivamente.
L'esposizione dei risultati della nostra inchiesta parte dalle motivazioni alla protesta. Vi è uno spettro di possibilità che é stato indicato e che va dalla necessità soggettiva di avere un lavoro, alle istanze di giustizia generale. Indichiamo qui, fuori dal corpo del testo, come spesso i lavoratori avrebbero voluto sovrapporre le risposte, il che è un interessante indicatore di come la rottura nella condizione soggettiva apra per molti lavoratori anche una diversa percezione della situazione generale.
Iniziamo poi con l'esporre la percezione del sindacato e della politica, due dei piani che consideriamo strategici per l'evoluzione di questa fase di crisi sociale della società italiana. Per una riflessione piena su questi piani torneremo estesamente nelle conclusioni, qui basti anticipare che abbiamo rilevato due contraddizioni. La prima sul piano sindacale è quella tra una fiducia/sfiducia condizionata a vari livelli e che si salda solo al livello del contatto sindacale sul posto di lavoro. La seconda sul piano politico è quello tra la riconoscimento di una centralità strategica ai fini di un buon esito della lotta e la sfiducia assoluta, in parte assorbita dal senso comune, in parte sperimentata nell'esperienza concreta della protesta, sul ruolo che la politica può svolgere. Queste contraddizioni sono il sintomo sia di un potenziale uso diretto e più avanzato da parte della classe del sindacato, che non trova le condizioni per realizzarsi, sia di una concezione distorta della politica e spesso egemonizzata da un senso comune di destra.
Illustreremo poi come i lavoratori Ex-Eutelia guardano al lavoro. Riuscire a definire l'orientamente valoriale rispetto al lavoro in sè è essenziale per riuscire a interpretare come il lavoro dipendente qualificato dei nuovi settori si colloca nel sistema di classe. La sorpresa è qui che mentre la concezione del lavoro è assai più vicina al lavoro dipendente tradizionale di tipo operaio, l'autocollocazione sociale è marcatamente orientata verso il ceto medio. Ovviamente il punto non è tanto questo che aveva una sua prevedibilità, quanto la disconnessione fra l'autocollocazione sociale, quella politica e la radicalità delle opinioni politiche dei lavoratori.
Vi è poi una riflessione complessiva sulla mobilità sociale che ci serve ad inquadrare la vicenda dei lavoratori ex-Eutelia dentro un processo di oggettiva mobilità discendente di pezzi del mondo del lavoro un tempo stabilizzati su condizioni di riproduzione assai superiori. Questo processo che si può provvisoriamente definire come proletarizzazione dei ceti medi non ha un riscontro oggettivo nella rimoludazione al ribasso delle aspettative dei lavoratori. Questo fattore spiega alcune difficoltà rispetto alla propensione alla radicalizzazione delle lotte.
L'ultimo resoconto riguarda il punto di vista del lavoro sul futuro del settore lavorativo. Abbiamo tentato di far condensare in una domanda a risposta libera le opinioni dei lavoratori sulle strategie da adottare per una ripresa del loro settore lavorativo. In questa domanda ci si divide spesso tra la consapevolezza dell'insufficienza del capitale privato e l'impossibilità di pensare un strategia praticabile al di fuori del modo di produzione attuale.
Nelle conclusioni ritorniamo sui tre temi con cui è iniziata l'esposizione dei risultati della nostra inchiesta: classe, sindacato e politica. Attraverso questi tre livelli abbiamo tentato di porre in maniera scopertamente priva di toni celebrativi alcuni interrogativi sui limiti della vertenza, gli insegnamenti da trarne e la possibilità di costruire per il futuro dei punti più avanzati.

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