La storia di questa inchiesta
nasce dalla necessità di un gruppo di giovani
sociologi e precari della ricerca di approfondire
le tematiche di una vertenza diventata centrale
nel panorama sindacale della crisi in tutta
Italia, e particolarmente a Roma dove l'inedita
occupazione della sede da parte dei lavoratori
Eutelia, che non provengono neanche da una tradizione
operaia (pochi sono i lavoratori con la qualifica
di tecnico, molti si avvicinano alla posizione
di quadro), ha rappresentato per mesi la punta
più avanzata del movimento dei lavoratori.
Non approfondiamo qui la storia della vertenza
ex-Eutelia che, oltre ad essere stata il centro
degli approfondimenti televisivi che sono stati
dedicati alla vicenda, si può trovare sia sul
blog aperto dagli stessi lavoratori (www.eulav.net)
sia sul sito di un gruppo d'inchiesta napoletano
(www.clashcityworkers.org). Ricordiamo solo
che sommariamente l'intera storia si può suddividere
in quattro parti. Una prima fase di latenza
dove i riflettori della ribalta mediatica non
si erano ancora accesi, ma l'azienda iniziava
a destare segnali sospetti (contratti di solidrietà
etc.) fino alla sospensione dei pagamenti, in
questa fase i lavoratori dopo aver saputo degli
ennesimi passaggi di ramo d'azienda hanno intrapreso
una serie di iniziative di mobilitazione fallimentari
nella disattenzione generale che copre anche
le altre vertenze. Una seconda fase dove la
lotta si radicalizza anche grazie all'iniziativa
di un gruppo di delegati sindacali e lavoratori
particolarmente avanzati che forza la situazione
e occupa le sedi. In questa fase le sedi divengono
centro di attenzione sulla vertenza, grazie
anche alla bella pensata di patron Landi che
tenta di sgomberare manu militari la sede di
Via Bona per recuperare qualche documento scomodo.
E' in questa fase di più piena e ampia partecipazione
ma anche di elaborazione che l'inchiesta viene
avviata. Nella terza fase inizia una logorante
battaglia legale che vede un susseguirsi di
sentenze (Dicembre, Febbraio, Aprile e da ultima
Giugno) che mettono sotto amministrazione controllata
l'azienda e condannano i Landi e i loro amministratori
per bancarotta facendo scattare anche il diritto
alla cassa integrazione straordinaria per i
lavoratori sospesi. Questa fase di successi
giudiziari corrisponde ad una specie di naturale
isterilimento politico perchè la partecipazione
viene meno, una parte dei lavoratori inizia
a cercare altre collocazioni e sopratutto una
serie di commesse importanti vengono interrotte
aprendo seri dubbi sulla possibilità di ricollocare
la forza lavoro. La lotta per la riconquista
delle commesse caratterizza l'attuale fase della
vertenza, che vede contrapposti i lavoratori
rimasti in mobilitazione al governo.
Perchè fare un'inchiesta, perchè proprio all'Eutelia,
e come è stata svolta?
La prima risposta sta nel deficit conoscitivo
che siamo convinti esserci sul mondo del lavoro.
Ad una sovrattenzione mediatica che diventa
retorica di cui è facile impossessarsi prima
di tutto per la classe politica (vedi il tema
della precarietà), si contrappone spesso un'illusoria
immagine del punto di vista dei lavoratori.
Siamo voluti andare oltre gli stereotipi e recuperare
un metodo d'indagine per capire come e perchè
si era arrivati a quel punto della vertenza.
Il perchè questo avvenisse all'Eutelia era centrale
per due motivi. Uno oggettivo: la configurazione
del lavoro dipendente e quindi della classe
si è rinnovata con il cambiamento di composizione
della produzione generale e continuare a identificare
la classe con una mansione o ignorare le dinamiche
produttive di nuovi settori che sono destinati
a raccogliere una parte sempre maggiore degli
investimenti e della forza lavoro è superficiale.
L'altro motivo di scelta della situazione Eutelia
è soggettivo ed ha a che fare con l'essenza
politica del metodo dell'inchiesta. Lì si è
innescata una dinamica di conflitto forte ad
opera di alcune avanguardie sindacali e di lavoratori
con cui è stato molto facile instaurare un rapporto
di collaborazione. La compartecipazione agli
obiettivi della lotta si è fatta pratica nella
scrittura comune di una traccia di questionario
e nella possibilità di accedere alla sede occupata
per distribuirlo personalmente ai presidianti
con cui si è instaurato, intervista per intervista,
un rapporto singolo in cui era possibile arricchire
i limiti delle risposte predefinite del questionario
con le osservazioni, le esperienze e il modo
stesso di sentire la vita lavorativa e la lotta
per il posto, da parte di ogni singolo lavoratore.
Questo ci ha consentito di accumulare un patrimonio
di conoscenza e confronto con chi partecipava,
ma anche di vedere alcune prospettive divergenti
che potevano esserci fra il mostro punto di
vista e quello diffuso tra i lavoratori. Il
medesimo questionario è stato poi diffuso on
line in modo da poter comparare le risposte
che le medesime sedi davano alle stesse domande
per poter mettere in risalto il peso dei fattori
socioterritoriali e di diversa composizione
della forza lavoro. La mancanza di una rappresentatività
statistica del campione di intervistati, non
è dentro questo quadro un problema vero e proprio
, perchè il nostro punto non era di rivendicare
una generalizzabilità delle risposte all'intero
corpo di lavoratori Eutelia, ma di capire quale
fosse il punto di vista di chi lotta. E' chiaro
dagli orientamenti politici espressi che solo
un certo tipo di lavoratore ha partecipato alle
iniziative, ma è su quel tipo di lavoratore
che ha contato il destino della vertenza.
Rispetto al metodo classico d'inchiesta, che
indaga esclusivamente l'opinione del lavoratore
sulla lotta, abbiamo voluto inserire alcune
domande nell' indagine per ricollocare quell'opinione
sul versante della riproduzione materiale dei
lavoratori. In questo primo lavoro iniziamo
infatti una serie d'inchieste che vorrebbero
dimostrare quanto si sono allargate le faglie
tra i vari pezzi della classe. Questo non è
un obiettivo scientifico (che sarebbe in sè
pure legittimo), ma la spiegazione del motivo
per cui riteniamo insufficiente una linea sindacale
meramente difensiva che non punti alla ricomposizione
delle differenze che già esistono tra i lavoratori.
Abbiamo inoltre tentato di riflettere tramite
la presentazione dei risultati per sede di appartenenza
del rispondente sui fattori di separazione orizzontale
che non solo permangono, ma -come dimostra la
vicenda del federalismo e la stessa distribuzione
dei tagli in finanziaria- si approfondiscono
e diventeranno un terreno di confronto strategico
che porterà molto probabilmente ad uno scontro
finale sulla persistenza di uno straccio formale
di contratto nazionale unico, già seriamente
messo in discussione dall'ultimo patto per il
lavoro firmato dalla triade Cisl-Uil-Sacconi
(Gennaio 2009).
I risultati dell'inchiesta sono stati poi presentati
e commentati in un incontro a cui erano presenti
le fasce più attive di lavoratori per poter
scambiare le opinioni sui primi risultati. La
ricaduta pratica dell'inchiesta ovviamente non
sta solo nel reciproco riconoscimento tra soggettività
diverse (intellettuali precari e lavoratori
licenziati), quanto nel contributo che la costruzione
di un'inchiesta del genere può offrire all'indirizzo
e alla prosecuzione della lotta. Su questo il
recupero del metodo dell'inchiesta e il nostro
stesso collettivo manifesta dei limiti oggettivi
che tenteremo di superare, ma che sono evidenti.
La capacità di intervenire da parte delle strutture
fuori dal sindacato nel contribuire organizzativamente
e politicamente alla direzione che prendono
le lotte, è molto bassa. In parte questo deriva
anche dalla fase storica in cui viviamo, con
una scarsa disponibilità dei lavoratori a fidarsi
di prospettive che possono apparire immediatamente
politiche e disconnesse dall'obbietivo della
difesa del diritto sul posto di lavoro. Dall'altra
in realtà ci si trova di fronte ad una situazione
rovesciata ma potenzialmente anche più favorevole
di alcuni decenni fa, quando le proposte d'inchiesta
venivano da intelletuali più inseriti nelle
strutture sindacali (oltre che decisamente più
preparati di noi) e quindi politicamente più
vicini ai lavoratori, ma socialmente distantissimi
da loro visto che il loro destino sarebbe stato
dentro l'università, o come classe dirigente
politica e sindacale.
La nostra inchiesta vuole quindi tentare di
dare almeno un contributo alla comprensione
del significato generale sindacale e politico
per la vertenza ex-Eutelia. Per questo il punto
di partenza della nostra riflessione sarà la
crisi e le sue conseguenze oggettive sull'economia.
Uno dei punti rilevanti non attesi è che i lavoratori
non solo affermavano (il che visto come si è
configurato il caso eutelia è in parte condivisibile)
l'estraneità del loro caso alla crisi, ma quasi
lo rivendicavano a segnare un punto di differenza
tra loro e gli altri casi scoppiati nel mezzo
della crisi. E' per questo che il resoconto
della nostra inchiesta parte da una breve interpretazione
della fase di crisi che affrontiamo, quanto
pesa e peserà sul mondo del lavoro e delle connessioni
che è possibile istituire con il caso Eutelia
e il mondo dell'ICT.
In appendice seguiranno poi i grafici e le tabelle
che indicano i risultati della nostra inchiesta
domanda per domanda in maniera che ciascuno
possa approfondire le risposte uscite dai questionari
al di là delle interpretazioni che ne abbiamo
dato.
Precede l'intera descrizione dei risultati uno
schizzo delle condizioni materiali di riproduzioni
della classe, che rappresentano il perimetro
delle condizioni oggettive che indirizzano la
costruzione del punto di vista soggettive. In
altre parole questo livello che nella letteratura
classica dell'inchiesta era parzialmente trascurata,
perchè la condizioni operaia corrispondeva più
spesso che oggi a condizioni biografiche, abitative
e di consumo date. Riteniamo invece che oggi
-particolarmente in una formazione sociale come
quella italiana- la posizione di classe non
basti a determinare materialisticamente tutti
i piani soggettivi che andremo ad indagare successivamente.
L'esposizione dei risultati della nostra inchiesta
parte dalle motivazioni alla protesta. Vi è
uno spettro di possibilità che é stato indicato
e che va dalla necessità soggettiva di avere
un lavoro, alle istanze di giustizia generale.
Indichiamo qui, fuori dal corpo del testo, come
spesso i lavoratori avrebbero voluto sovrapporre
le risposte, il che è un interessante indicatore
di come la rottura nella condizione soggettiva
apra per molti lavoratori anche una diversa
percezione della situazione generale.
Iniziamo poi con l'esporre la percezione del
sindacato e della politica, due dei piani che
consideriamo strategici per l'evoluzione di
questa fase di crisi sociale della società italiana.
Per una riflessione piena su questi piani torneremo
estesamente nelle conclusioni, qui basti anticipare
che abbiamo rilevato due contraddizioni. La
prima sul piano sindacale è quella tra una fiducia/sfiducia
condizionata a vari livelli e che si salda solo
al livello del contatto sindacale sul posto
di lavoro. La seconda sul piano politico è quello
tra la riconoscimento di una centralità strategica
ai fini di un buon esito della lotta e la sfiducia
assoluta, in parte assorbita dal senso comune,
in parte sperimentata nell'esperienza concreta
della protesta, sul ruolo che la politica può
svolgere. Queste contraddizioni sono il sintomo
sia di un potenziale uso diretto e più avanzato
da parte della classe del sindacato, che non
trova le condizioni per realizzarsi, sia di
una concezione distorta della politica e spesso
egemonizzata da un senso comune di destra.
Illustreremo poi come i lavoratori Ex-Eutelia
guardano al lavoro. Riuscire a definire l'orientamente
valoriale rispetto al lavoro in sè è essenziale
per riuscire a interpretare come il lavoro dipendente
qualificato dei nuovi settori si colloca nel
sistema di classe. La sorpresa è qui che mentre
la concezione del lavoro è assai più vicina
al lavoro dipendente tradizionale di tipo operaio,
l'autocollocazione sociale è marcatamente orientata
verso il ceto medio. Ovviamente il punto non
è tanto questo che aveva una sua prevedibilità,
quanto la disconnessione fra l'autocollocazione
sociale, quella politica e la radicalità delle
opinioni politiche dei lavoratori.
Vi è poi una riflessione complessiva sulla mobilità
sociale che ci serve ad inquadrare la vicenda
dei lavoratori ex-Eutelia dentro un processo
di oggettiva mobilità discendente di pezzi del
mondo del lavoro un tempo stabilizzati su condizioni
di riproduzione assai superiori. Questo processo
che si può provvisoriamente definire come proletarizzazione
dei ceti medi non ha un riscontro oggettivo
nella rimoludazione al ribasso delle aspettative
dei lavoratori. Questo fattore spiega alcune
difficoltà rispetto alla propensione alla radicalizzazione
delle lotte.
L'ultimo resoconto riguarda il punto di vista
del lavoro sul futuro del settore lavorativo.
Abbiamo tentato di far condensare in una domanda
a risposta libera le opinioni dei lavoratori
sulle strategie da adottare per una ripresa
del loro settore lavorativo. In questa domanda
ci si divide spesso tra la consapevolezza dell'insufficienza
del capitale privato e l'impossibilità di pensare
un strategia praticabile al di fuori del modo
di produzione attuale.
Nelle conclusioni ritorniamo sui tre temi con
cui è iniziata l'esposizione dei risultati della
nostra inchiesta: classe, sindacato e politica.
Attraverso questi tre livelli abbiamo tentato
di porre in maniera scopertamente priva di toni
celebrativi alcuni interrogativi sui limiti
della vertenza, gli insegnamenti da trarne e
la possibilità di costruire per il futuro dei
punti più avanzati.
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